Storytelling prog. metal

Atto II - Ricerca

prelude

In diverse sequenze temporali e luoghi assai distanti, tre viaggiatori stanno per intraprendere il viaggio della loro vita. La commistione antitetica di profonda tensione mista ad eccitazione pervade gli spiriti dei tre viaggiatori durante la loro partenza da casa.

New York, aeroporto JFK, settembre 1995. L’ambizioso giovane pianista è già seduto sull’aereo diretto a Mosca. Guardando fuori dal finestrino, continua a pensare all’abbraccio lungo e intenso scambiato con la sua fidanzata appena un’ora prima. Mentre i suoi compagni di accademia e i giovani studenti scherzano entusiasti e brindano all’avventura, pensieri amari e molteplici preoccupazioni non cessano di affollare la mente di Peter. Dopotutto, rimarrà lontano da casa così a lungo: sei mesi… probabilmente di più. Ma in questo primo e lungo viaggio verso l’ignoto, la determinazione di Peter è forte: il mondo intero conoscerà finalmente il suo talento.

Nel frattempo, il brillante fisico neuro-digitale ha appena finito di collaudare e sincronizzare la sua navicella, unica e fantasmagorica. Cyberspazio, anno 3015. Un’euforia indescrivibile vince qualsiasi paura o incertezza, dal momento che Aeon è il primo uomo nella storia a viaggiare attraverso il Tempo materiale. Massima energia ai motori. La navicella è pronta a salpare e ad infrangere le barriere digitali di spazio e Tempo.

Città di Santa Maria (Colombia), primavera 1532. Sono ormai trascorsi diversi anni dal proliferare delle prime voci riguardanti una città d’oro perduta e fonte di eterna giovinezza. Il risoluto Riodorado ha un’idea su dove deve situarsi Fuenteterna ed è fermamente determinato a trovarla. L’imbarcazione è stata caricata con tutto il necessario; la ciurma è in fermento. È giunto il Tempo di spiegare le vele e salpare verso l’ignoto.

Sail towards the Unknown

[Aeon, il viaggiatore del Tempo]:      
Let’s go!!
[Riodorado, il conquistatore]:
Entre susto y miedo, exitación y alientos
Olor a mar picado y brisa del viento
Velas desplegadas hacia el desconocido
Por gana de Dios y del Rey, soy el elegido

Vamos compañeros, brindamos por la suerte
¡Indios elegid! ¿La cruz o la muerte?
El único objetivo, bajo Dios que nos gobierna
La mítica ciudad perdida, nuestra Fuenteterna

[Aeon,
il viaggiatore del Tempo]:
Atoms & quarks, flashes & sparks
Quittin’ the cyberhomespace
Time th@ remolds, space th@ unfolds
The timeline I’m gonna retrace

Croakin’ & pokin’, the ship’s gonna strokin’
Thru a 1.000.000 lightyears I’ll incise
Tracin’, chasin’, dominatin’
A god among men will arise


[Peter Light]:


[Mr. Shadow]:
Time has come for my departure
Here I start my lifetime adventure
Go! In search of what I want
In search of what I want
[Peter Light]:
Time has come for me to sail
It’s my chance to thrive or fail
Flow! In search of what I want
[Peter Light & Mr. Shadow]:
Sail towards the unknown
[Riodorado,il conquistatore]:
Gaviotas en copla, Pampero que sopla
Aquí se hace dulce el mar
Tierra, amarantos, lluvia y espanto
Por lo que aquí vamos a encontrar

El ruido vuelve en calma, helechos se despliegan
Alientos que se cortan, un resplandor nos ciega
Dormida y dorada es la virgen sempiterna
La mítica ciudad perdida, nuestra Fuenteterna


[Aeon, il viaggiatore del Tempo]:
 
Glow of flashes & sparks
A quantum, a leap off the tide
Blow, a shot in the dark
Last digiwall’s gonna collide

The marvel surreal excited by fear
To change now what is gone
Just disbelievin’, cyberceivin’
Here I draw up a nu sign, a nu past, a nu dawn


[Peter Light]:


[Mr. Shadow]:
Time has come for my departure
Here I start my lifetime adventure
Go! In search of what I want
In search of what I want

[Peter Light]:
 
Time has come for me to sail
It’s my chance to thrive or fail
Flow! In search of what I want

[Peter Light & Mr. Shadow]:
Sail towards the unknown
[Aeon, il viaggiatore del Tempo]:
 
Atoms & quarks, flashes & sparks
Quittin’ the cyberhomespace
Time th@ remolds, space th@ unfolds
The timeline I’m gonna retrace

Croakin’ & pokin’, the ship’s gonna strokin’
Thru a 1.000.000 lightyears I’ll incise
Tracin’, chasin’, dominatin’
A god among men will arise

Glow of flashes & sparks
A quantum, a leap off the tide
Blow, a shot in the dark
Last digiwall’s gonna collide

The marvel surreal excited by fear
To change now what is gone
Just disbelievin’, cyberceivin’
Here I draw up a nu sign, a nu past, a nu dawn


[Riodorado,il conquistatore]:
 
No me lo puedo creer...
Hemos al fin ganado la perpetuidad
Antes del anochecer...
Cargamos el velero y volvemos atrás

No me lo puedo creer...
Aciaga tempestad nos hace naufragar
Todo lo que puedo ver...
Mis esperanzas junto al oro hundiéndose

L’ardito conquistatore ha imparato a sue spese che la vanagloria non paga. A volte, l’ambizione conduce l’uomo ad essere avventato, bramoso, impulsivo… e alla fine a perdere tutto. Aggrappato disperatamente ad una tavola di legno sgangherata, mentre si mantiene a galla su onde increspate nel bel mezzo del nulla, Riodorado osserva impotente la sua caravella in fiamme, che sta inesorabilmente affondando nell’oceano imperverso. I suoi uomini urlano disperatamente in lacrime, pervasi da panico e terrore. L’incendio che ricopre il ponte sembra inarrestabile, perfino mentre Urano e Poseidone banchettano con la nave e la inghiottono, cominciando dall’albero maestro e contemporaneamente dalla chiglia. Ogni singola cassa piena d’oro sta lentamente affondando con la caravella: è lo stesso oro per cui valeva la pena rischiare la vita, uccidere e morire. Ma questo non sembra più importare all’avido Riodorado, che ora è fermo, immobile ad osservare il terrificante panorama con occhi vitrei e spalancati, guardando impotente tutte le sue fortune diventare relitti fumanti, bellezza morente, speranza che affonda.

Praga (Repubblica Ceca), fine novembre 1995. L’orologio d’oro da taschino segna le 2.00 del mattino, in un’angusta camera d’albergo al settimo piano di un palazzo settecentesco. Anziché godersi un po’ di ben meritato riposo dopo dodici ore di lavoro, seduto ad una vecchia e malridotta scrivania in legno, il professor Light è intento a scrivere una cartolina a Diana. La stanza è a mala pena illuminata dalla luce fioca dell’abat-jour, in modo da non disturbare Daniel, il collega di Peter, che in questo momento sta dormendo pacato a fianco del suo contrabbasso. Esausto e in preda alla malinconia, Peter non smette di pensare all’amore della sua vita, che in questo momento si trova dall’altra parte del mondo, e continua a rimuginare sugli eventi degli ultimi tre mesi, ovvero da quando ha lasciato il suo paese. Il giorno dopo il loro arrivo a Mosca, ad inizio settembre, Peter e i suoi colleghi furono accomodati al Grand Soviet Hotel, situato a soli dieci minuti a piedi dal БОЛЬШÓЙ ТеаТР (Bolshoi Theater), il teatro in cui avrebbero lavorato per l’intero mese successivo. I preparativi per il capolavoro di Peter, A Melody through Time and Space, furono lunghi e difficili da portare a termine, per via della vastità e laboriosità del progetto. A Melody through Time and Space, infatti, è un’opera di sei ore composta da otto atti, da dividere in due serate, eseguita una volta a settimana per tre weekend consecutivi in ciascuna città del tour. In quanto direttore ufficiale, Peter dovette occuparsi non soltanto di ogni aspetto riguardante la performance, ma bensì di tutti i dettagli correlati ai costumi degli attori, alla gestione degli spazi sul palco, alla prossemica e gestualità di ogni cantante, e ad un migliaio di altre cose. Dopo più di un mese di duro lavoro, Peter riteneva che non fossero ancora pronti ad esibirsi di fronte ad un considerevole numero di spettatori stranieri… e alla fine aveva ragione. Il primissimo spettacolo dell’Accademia fu affollato, ma la performance si rivelò deludente, incerta e molto imprecisa. L’ansia così intensa tra i musicisti, e soprattutto tra i cantanti, giocò un ruolo decisivo nell’alimentare i difetti e gli errori, alcuni di questi percettibili chiaramente anche da un orecchio non esperto. E l’esito degli spettacoli successivi a Mosca si dimostrò ancor più deludente, a causa di un’innegabile assenza di spettatori. Sebbene Peter fosse consapevole che i principali responsabili di un tal fallimento fossero loro stessi, attribuì comunque parte delle colpe all’agenzia musicale per mancanza di una buona pubblicità, inconsistente assistenza tecnica ed economica, e soprattutto troppe aspettative. Al contrario, l’agenzia incolpò pienamente Peter e i suoi compagni. L’avventura a San Pietroburgo fu addirittura peggiore: la qualità delle loro performance sembrava migliorare spettacolo dopo spettacolo, ma la risposta del pubblico diminuiva ogni volta, al tal punto che Peter si sentì in dovere di mettersi personalmente a distribuire volantini e brochure pubblicitarie per tutte le vie del centro. Ma quando sembra di avere toccato il fondo, può sempre succedere qualcosa di addirittura peggiore. Il grande disastro accadde a Berlino durante il loro secondo show in città. Verso la fine del settimo atto, durante una scena in cui il pubblico dovrebbe essere coinvolto dalla suspense, capitò che uno dei protagonisti in scena rimase impigliato nel costume e inciampò, cadendo a terra per un istante. Ciò che era stato originariamente pensato come un passaggio tragico, diventò una scena quasi comica, che invece di far commuovere la platea la fece divertire. Quella sera, l’opera fu in qualche modo eseguita fino alla fine, ma le conseguenze furono gravi. L’orgoglio di Peter fu profondamente ferito: l’umiliato professore provava una tal vergogna, poiché il capolavoro per il quale aveva messo anima e corpo ottenne la reputazione di una sorta di operetta divertente. Due giorni dopo l’incidente, infatti, una rivista locale di arte e musica pubblicò un articolo intitolato Eine amerikanische komische Tragödie (“Una commedia americana divertente”), riportando quanto era accaduto a teatro. Nonostante la sua profonda frustrazione, Peter dovette affrontare le critiche pungenti dei suoi agenti russi, che erano addirittura determinati a cancellare i restanti spettacoli e a chiudere prematuramente il contratto. Alla fine, dopo aver annullato il terzo show a Berlino ed essersi spostati nella città successiva, Praga, l’agenzia e la New England Piano Academy decisero di prendersi una pausa di due settimane per riorganizzarsi e pensare ad una decisione ponderata sul futuro. Quando tutti arrivarono a Praga, l’agenzia dichiarò la sua volontà di portare avanti il contratto, dando così un’altra possibilità alla scuola americana. Ora, nell’angusta camera d’albergo, alle 2.00 del mattino, Peter si chiede se di tutta la passione, la determinazione e il duro lavoro, non solo degli ultimi tre mesi ma di tutta la sua vita, ne sia in qualche modo valsa la pena. L’entusiasmo che provava quando lasciò il suo paese, ora sembra così lontano e quasi dimenticato. Sentendosi completamente vacillante, in questo momento l’affranto musicista non desidererebbe altro che starsene con la sua dolce Diana, nel loro piccolo chalet che con orgoglio chiama “casa”. L’orologio da taschino ticchettante, lasciato sulla scrivania, ricorda a Peter che il suo ambito successo è ancora così lontano, mentre il Tempo continua inesorabilmente a scorrere. Ciò che egli ha cercato per una vita, ora gli sta lentamente scivolando come sabbia tra le mani… e lui sta esaurendo il suo Tempo, in un grido di esitazione.

Yell of Hesitation

[Peter Light]:
       
Worn, crushed,
Alone at night
Stop rushed,
Perpetual Time


[Khronos]:
Fluxa et transitoria vita est
Haesitatio
Tempus fugit, nihil permanet
Contradictio

[Captain Hook]:
“Tick tock”, run away!!
Feeding my repulsion
A ticking coming from my heart
Breathe to breathe, live to age and die!

“Tick tock”, try to escape!!
Life’s a contradiction
Heartbeats from a distant clock
Breathe to breathe, live to age and die!

Live to age and die… Ah, ah, ah!!

Alone… Alone…


[Peter Light]:
 
Quit, give in, escape
Or keep on running?
I see the light at the end of the tunnel

Seize each single day,
But Time keeps turning!
The light is there but still…

It is too far away
Still too far away
I’m running out of Time


[Peter Light]: 
       
Overwhelmed, insecure
I am so unsure

Vacillate, hesitate,
Clinging to my faith

I’m overcome by my fears
Scared by the flow of the years


[Captain Hook]:
“Tick tock” run away!!
It rips my mind
Trapped in this ticking dial, watching outside

“Tick-tock” try to escape!!
Raped by Time
Alone in the dark of this restless twisted night

[Peter Light]:
There’s a fear growing strong within
Me against what I wanna be one day
That makes me hesitate

It’s the fear of losing all
The constant dread of growing old alone
Bemused and far from home

There’s a fear growing strong within
Me against what I wanna be one day
That makes me hesitate

It’s the fear of losing all
The constant dread of growing old alone
Bemused and far from home

Alone…

[Captain Hook]:
Alone… Alone…

[Peter Light]:
 
Quit, give in, escape
Or keep on running?
I see the light at the end of the tunnel

Seize each single day,
But Time keeps turning!
The light is there but still…

It is too far away
Still too far away

[Peter Light & Mr. Shadow]: 
 
I’m running out of Time
Hook si sveglia improvvisamente in un bagno di sudore, ancora tutto tremante, in preda all’ansia e alla confusione più totale. Dicembre 1937, appena fuori Queenstown, Nuova Zelanda. A tarda notte, in una squallida baracca dispersa nel bel mezzo del nulla, il Capitano continua a camminare insonne avanti e indietro, mentre bisbiglia e farfuglia tra sé e sé frasi senza senso. Ha appena avuto uno dei suoi incubi assurdi e sinistri: si trovava intrappolato all’interno del vetro di un gigantesco quadrante ticchettante, mentre guardava impotente sé stesso all’età di 7 anni, dall’altro lato del cristallo, che veniva malmenato e abusato da un uomo sulla quarantina dal volto familiare. Sebbene non ci siano orologi nella baracca del Capitano, Hook non smette di percepire quell’inarrestabile “tic toc” così distante, che continua a battere più forte del suo cuore tormentato e attraversa la sua mente disturbata.

Alpi Bavaresi, Natale 1995. Un’atmosfera gioiosa e ottimistica circonda ora i musicisti della New England Piano Academy, che si trovano raccolti in un pittoresco ristorante di montagna per festeggiare insieme il Natale. Tutte le tensioni e le amarezze degli ultimi quattro mesi lavorativi appaiono finalmente più leggere e quasi del tutto alleviate. Un’espressione positiva e rilassata si può scorgere sul volto di Peter. È così bizzarro quanto la vita possa rivelarsi imprevedibile, trasformando totalmente l’umore degli esseri umani dal tramonto all’alba. Sotto un punto di vista artistico e tecnico, i tre show dell’accademia a Praga furono professionali e impeccabili. Ci è voluto Tempo, ma finalmente la scuola è in grado di eseguire l’opera di Peter come andrebbe eseguita. Il professor Light è orgoglioso di loro. Nonostante la risposta del pubblico sia ancora abbastanza deludente, per la prima volta Peter e i suoi compagni sono ottimisti circa i loro prossimi spettacoli.

Dopo la breve pausa natalizia, il giorno che precede l’ultimo dell’anno, giunge per l’accademia il tanto atteso show a Monaco di Baviera. Peter è fermamente determinato a giocarsi il tutto per tutto al Münchner Nationaltheater, in ciò che si dovrebbe rivelare uno degli spettacoli più importanti del loro tour europeo. L’affluenza di pubblico interessato si dimostra essere piuttosto scarsa, da riempire circa un terzo dei posti totali disponibili; tuttavia, appena l’eccelsa performance viene portata a termine, la platea sfocia in un fragoroso applauso quasi interminabile. Quella stessa notte stellata, proprio quando Peter sta lasciando i camerini del teatro per fare ritorno e riposare un po’ all’hotel, si imbatte in un uomo ben vestito sulla cinquantina che, nella mano destra, tiene una copia del programma di A Melody through Time and Space, porgendogli con l’altra mano un biglietto da visita. Sembra decisamente che lo strano individuo stesse aspettando a lungo proprio Peter: così, ferma il musicista e gli chiede di scambiare due parole. Si presenta come Hans Faust, manager e CEO di Das Flüstern der Kunst, una rinomatissima “agenzia per la gestione e la promozione di arte, musica e cultura”, con quartier generale a Francoforte. Sorpreso, ma un po’ diffidente, Peter prosegue la conversazione, intrigato di venirne al punto. Infine, il signor Faust rivela che quella sera, per la seconda volta in vita sua, ha visto la New England Piano Academy esibirsi dal vivo; la prima volta fu a Berlino, al loro show di debutto in città. Tenendo il giovane professore sulle spine e parlando lentamente, ma in inglese corretto, Hans continua la sua spiegazione dichiarando che già quella volta a Berlino egli scorse una buona inclinazione artistica in Peter e compagni. Considera la loro opera originale e sicuramente di talento. Tuttavia, questa notte a Monaco di Baviera, la loro performance è stata qualcosa di mozzafiato ed è decisamente valsa la pena per Hans venire direttamente da Francoforte. Ancora incredulo e alquanto disorientato, Peter esita per qualche istante. Ma prima che possa farfugliare una parola, il signor Faust lo anticipa facendogli un’offerta molto allettante.
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