Storytelling prog. metal

Atto III - Raggiungimento

Pianeta Terra: luogo ignoto, Tempo ignoto. Dopo aver percorso realtà fantasmagoriche e infinite lemniscate, Aeon scoperchia il tettuccio ovale di cristallo della sua navicella ammaccata. Un raggio di sole caldo e reale gli accarezza il volto, mentre lui si erge e cerca di dare un’occhiata attorno a sé. Non appena la sua vista offuscata riesce a mettere a fuoco, lo spettacolo più surreale e meraviglioso si estende proprio lì, tutt’attorno a lui. Una terra che è così puramente verde, vergine e incontaminata dalla corruzione digitale; al di sopra della sua testa, invece, domina un cielo limpido e immacolato, costituito dall’azzurro più bello che egli abbia mai visto. Sembra così favoloso come tale natura inviolata possa essersi creata da sé, o al limite possa essere stata concepita da un’entità di gran lunga superiore ai mortali; di certo non è stata progettata dagli esseri umani. Anche alcuni monoliti, sculture di volti un po’ inquietanti e gigantesche piramidi costituite da grandi blocchi di pietra costellano la distesa verde. Ma perfino quelle costruzioni umane hanno qualcosa di incredibilmente meraviglioso, puro e reale. Rapito da un tale panorama mozzafiato, Aeon non ha notato alcune dozzine di individui primitivi, in piedi qua e là attorno al suo velivolo. Ma invece di fuggire o cercare di attaccarlo, le bizzarre creature si limitano a chinare i loro volti sconcertati e pietrificati, per poi inginocchiarsi al suolo. Aeon alza nuovamente lo sguardo al cielo: forse è davvero riuscito a superare lo spazio e a sconfiggere il Tempo. L’ambizioso fisico neuro-digitale ha finalmente realizzato il sogno della sua vita. Ora è un dio tra gli uomini, con l’incredibile potere di dominare il mondo.
prelude

In un’epoca assai lontana, cinque settimane dopo il prodigioso incontro con l’agente tedesco a Monaco di Baviera, le sorti del tour europeo sono cambiate molto per Peter e colleghi. Milano, inizio febbraio 1996: rimangono solo quattro giorni alla tanto attesa prima esibizione dell’accademia al Teatro La Scala. Nel tardo pomeriggio, Peter sta facendo una passeggiata in centro insieme ad un paio di amici, dopo un’intensa e lunga giornata lavorativa. Entrando nella Galleria Vittorio Emanuele, si arresta improvvisamente: proprio di fronte a lui è affissa una gigantesca locandina pubblicitaria che raffigura lo spettacolo della New England Piano Academy in città. Con animo colmo di gioia e profondo orgoglio, Peter sorride al suo caro amico Daniel e poi prosegue la passeggiata turistica, dirigendosi verso il Duomo. Il signor Faust ora è il nuovo manager ufficiale dell’accademia ed è solo grazie alla sua professionale agenzia, Das Flüstern der Kunst, che Peter viene finalmente considerato un rinomato compositore, uno scrittore eccelso, quasi una star. Dopo la firma del contratto tra il signor Faust e il professor Light, infatti, l’istituto tedesco liquidò gli agenti russi e li rimpiazzò completamente, estendendo e facendosi carico del resto del tour, nonché applicando un nuovo contratto, il cui programma è praticamente identico al precedente, ma a cui sono stati aggiunti ulteriori tappe. Il risultato rivoluzionato portato dal nuovo accordo fu chiaramente percettibile sin dalla seconda esibizione dell’accademia a Monaco di Baviera. Il lavoro professionale condotto dal signor Faust nel supportare, promuovere e pubblicizzare il tour aiutò notevolmente i musicisti americani ad acquisire visibilità. Al loro arrivo a Roma, infatti, furono accolti come delle star e i tre show nella capitale italiana riscossero più soldi di quanti loro ne avessero mai visti in tutti i precedenti spettacoli. Ora, questa première al Teatro La Scala di Milano è prevista essere il trampolino di lancio per le loro promettenti carriere. Appagato, gratificato e profondamente entusiasta, mentre passeggia in quella città d’arte, Peter Light percepisce dentro di sé una tale corrente inarrestabile di profondo orgoglio percorrergli le vene come mai prima d’ora. Gli sembra di aver finalmente raggiunto ciò che tutti gli uomini rincorrono per una vita. Ora sente di avere il controllo sul mondo intero.

Rule This World

[Mr. Shadow]:
       
Ardor is the mentor who leads my pride
Art, it feeds my fame
[Peter Light]:
I feared my fear
I waged my war
[Mr. Shadow]:
Fervor is the weapon to annihilate
the unnamed with my name
[Peter Light]:
This burning zeal
Makes me fight forever more


[Peter Light]:   
In this dream I put my heart and soul
[Aeon,il viaggiatore del Tempo]:
Features, creature fawnin’ a preacher
Now I’m moldin’ their nature
[Peter Light]:   
Today I fly high as a whole
[Aeon,il viaggiatore del Tempo]:
Weightin’, baitin’, exhilaratin’
Those who I’m intimidatin’


[Peter Light]:
Here finally head on
With pride I will let the world know
The name of my fame

Here finally head on
With pride I will let the world know
The name of my fame


[Peter Light]:
I fan these flames
I still stand tall
I break these chains
No more back against the wall

I feared my fear
I waged my war
[Mr. Shadow]:
This burning zeal
Makes me fight forever more


[Peter Light]: 
So my flag’s finally on the pole
[Aeon,il viaggiatore del Tempo]:
Treated, cheated, chronodefeated
Time and space are deleted
[Peter Light]:
As infinity I control
[Aeon,il viaggiatore del Tempo]:
Risin’, sizin’, restabilizin’
What I’m immobilizin’


[Peter Light]:
Infinity is hold
In my fist as I rule this world
The name of my fame

Infinity is hold
In my fist as I rule this world
[Mr. Shadow]:
The name of my fame
My fame… yeah!


[Peter Light]: 
Here finally head on
With pride I will let the world know
The name of my fame

Infinity is hold
In my fist as I rule this world
[Peter Light & Mr. Shadow]:
The name of my fame
Londra, corte reale, anno 1612. Da semplice artigiano della medio-piccola borghesia, alla fine Clogan è riuscito a diventare un ricco magnate della sua epoca, vendendo centinaia dei suoi ingegnosi dispositivi ad ogni sorta di nobiluomo, autorità, ecclesiastico e perfino uomo comune. Attualmente, ha appena ultimato un enorme orologio d’oro scintillante, che gli è stato commissionato direttamente da re Giacomo I. Ora Clogan ha realizzato lo scopo della sua vita, divenendo un uomo rinomato, incredibilmente ricco e rispettato da tutti. Tuttavia, la sua incolmabile bramosia non sarà mai pienamente appagata, per lo meno fino a quando non riuscirà a trovare la formula vincente e assemblare così ciò che lo ha ossessionato per tutta la sua esistenza: il tanto ambito Cloc Amser.

Il crepuscolo recede lentamente, cala la notte… ma l’atmosfera circostante sembra riscaldarsi, mentre i tre amici americani proseguono la loro passeggiata in centro a Milano. Un profumo invitante di caldarroste proveniente da un chioschetto di bordo strada attira i tre musicisti, che si approcciano al carretto e ne prendono una porzione grande, insieme a tre birre. Gioia e risate, un pasto da condividere, un’atmosfera perfetta e l’entusiasmo più vivo per il loro promettente spettacolo alle porte. Ma, tutto a un tratto, qualcosa cattura l’attenzione di Peter, il quale poi si avvicina alla vetrina di un negozio di giocattoli antichi e si ferma lì davanti, immobile. Resta fuori per qualche istante; dopodiché entra. Incuriositi e decisamente perplessi, Andy e Daniel entrano così anche loro nel negozio, vedendo il loro compagno Peter starsene in piedi ammutolito con sguardo assorto e affascinato, mentre tiene a due mani un carillon a carica manuale. Sulla base cubica di quel carillon, vi è la statuetta di un elegante musicista dai capelli neri che suona un pianoforte a coda. Peter ruota la levetta: una melodia intensa e celestiale lentamente fluisce armoniosa dal pittoresco dispositivo artigianale. Poi sorride gioiosamente come un bambino, mentre il suo sguardo si accende ancor di più. Non appena Andy gli domanda spiegazioni riguardo a quello strano giocattolo, lui risponde prontamente che non è nulla in particolare, solo tanti ricordi. In seguito, si volta verso i suoi amici e comincia a raccontare una storia. Portland, Maine, primavera 1978. Il signor Henry Theodore Light tornò a casa, dopo uno dei suoi lunghi viaggi in Europa. Sull’uscio della sua villetta a schiera di città, sua moglie Angie lo attendeva sorridente, insieme al loro figlio di 8 anni, Peter, il quale iniziò a correre in contro a suo padre per accoglierlo, abbracciandolo più forte che poté, come sempre. In quei giorni era come se fosse sempre festa per il giovane Peter, non soltanto per l’arrivo di papà, ma anche perché ogni qual volta il signor Henry viaggiava, era solito portare poi a casa un regalino per suo figlio. E anche quel giorno specifico fece così. Il piccolo Peter entrò in casa, trascinando a fatica i grossi bagagli di papà. Una volta dentro, cominciò a rovistare nella valigetta di lavoro, tirando fuori un sacchettino di carta, che conteneva un pacchetto colorato. Scartando il regalo, trovò un carillon: esattamente lo stesso carillon a carica manuale che Peter tiene al momento tra le mani. Il giovane Peter fu meravigliato dalla bellezza di quel piccolo personaggio che suonava il suo pianoforte, e la melodia prodotta da quell’aggeggio così laborioso e pittoresco era perfino più affascinante. Prima di quel giorno, aveva ricevuto moltissimi regali carini dai viaggi di lavoro di suo padre, ma quello era senza dubbio il più originale e significativo. Passarono gli anni, ma il ragazzo non si stufò mai di far suonare il carillon, che era solito custodire la maggior parte del Tempo nella sua cameretta, sul comodino. Di tanto in tanto, amava provare ad immaginare come potesse essere la vita di quell’affascinante piccolo musicista, mentre riascoltava la bellissima melodia, ancora e ancora… migliaia di volte. Dopo più di un decennio e un trasloco nel mezzo, il carillon ammaccato smise di funzionare, così che Peter lo lasciò probabilmente nella villetta dei suoi quando si spostò nella nuova casa con Diana. Ora, mentre tiene stretto il dispositivo scintillante nuovo di pacca, come se qualcuno glielo dovesse portar via, il professor Light si dirige dritto alla cassa e, nonostante il prezzo folle, decide di comprarlo, uscendo poi dal negozio con i suoi compagni di accademia e un euforico ghigno infantile sul volto.

Circa un mese dopo: Parigi, metà marzo 1996. I musicisti della New England Piano Academy scendono dal pullman. Uno ad uno, si accodano per recuperare le valigie e i propri strumenti dal portabagagli. Una folla numerosa e accogliente attende loro proprio lì, di fronte all’entrata del Grand Hôtel Parisien, il luogo dove il gruppo americano alloggerà nelle prossime tre settimane. Ora sembra che Peter e i suoi compagni vengano trattati quasi come una squadra della Champions League, piuttosto che come musicisti d’opera classica. Ad ogni modo, la crescente gratificazione nei loro animi è indescrivibile, sebbene parte della loro felicità possa scorgersi sui volti euforici, mentre si approcciano a stringere decine di mani, prima di entrare in hotel. Il professor Light e il signor Faust sono gli ultimi a scendere dal bus, mentre proseguono intenti a parlare l’uno con l’altro, concentrati probabilmente su questioni di lavoro molto importanti. Una volta che tutti hanno fatto il check-in e hanno avuto le proprie chiavi, i due partner di lavoro si fermano ancora un paio di minuti nella hall principale dell’hotel; dopodiché si salutano e ognuno raggiunge la propria camera. Non appena Peter posa la valigia sulla moquette della sua piccola stanza in stile napoleonico, il telefono squilla: è soltanto Sophie, la signorina alla reception, a comunicare che una persona ha chiesto del signor Peter Light. Perplesso e abbastanza scocciato, il giovane musicista si prende il suo Tempo giusto per disfare un paio di cose e per lavarsi il viso sciupato, dirigendosi poi giù dalle scale, nuovamente. Un ultimo gradino, la svolta dell’angolo e, in seguito, una vista parziale tra il bancone della reception e la colonna, laggiù tra i divani della hall principale. Improvvisamente il cuore di Peter rilascia un solo battito irrefrenabile… poi sembra fermarsi per un istante. La sua mente viene sopraffatta da sgomento e incredulità… un altro battito… un affanno… tutto quanto si blocca, sospeso immobile nel Tempo… infine un lungo respiro, così che ogni cosa e persona intorno a lui si riattiva nuovamente, in movimento. Diana è laggiù, seduta sul divanetto centrale, che attende il suo futuro marito con un dolcissimo sorriso. Il sorriso… l’unico e inimitabile! La giovane donna nippo-canadese si è presa dieci giorni di ferie, nel periodo tra la chiusura di fine inverno e la riapertura primaverile del suo hotel.

Diana si ferma a Parigi nei sei giorni successivi, ma sfortunatamente non fa in Tempo a vedere la prima dell’accademia al famoso Opera. Ora, Peter Light è l’uomo che possiede davvero tutto ciò che ha sempre desiderato: fama, una meravigliosa carriera e l’amore della sua vita proprio lì al suo fianco. Decisamente una persona completa. Nonostante ciò, l’ambizione è di certo il peggior nemico degli esseri umani. E per un uomo così ambizioso, come lo è Peter, la completezza è sempre per forza inesorabilmente parziale. Forse per via della pressione quotidiana e del senso di responsabilità legato ad uno spettacolo così importante e imminente come quello all’Opera… forse perché il Tempo vola e Diana dovrà tornare a casa molto presto… forse perché vi è sempre spazio per migliorare la nostra arte e, come Peter sa perfettamente, domani possiamo di certo essere migliori di quanto lo siamo oggi. A volte sembra proprio così difficile prenderci il nostro Tempo e fermarci per un istante, ponderare, ritagliare il nostro momento perfetto al di fuori dello stress del quotidiano e semplicemente goderci le meraviglie che la nostra vita ci può offrire. Tuttavia, se una persona riesce a fare questo, in un qualsiasi momento o luogo, magari solo per un istante infinitesimo, potrà realmente toccare la vera felicità, assistendo a come il “parziale” può trasformarsi in “perfezione”.

You

[Peter Light]:
       
Peacefully dozed off, inactive
Awakening softly but still stuck
I hear the gray city reacting
And the far-distant sound of the clock

Daylight is calling my fondness
While I lie with you by my side
But I want to live to the fullest
And seize every day of my life

So here I stay…
Standing on my own two feet again
And here I stay…
With all I ever wanted
Pleasantly distracted by you


[Peter Light]:
Half of my heart is yours
My little world is half yours
Ceaselessly active, full of passion
Although I’m torn by an inner friction

Half of my heart is yours
My little world is half yours
Chasing forever your perfection
Stuck in a constant contradiction
You…


[Diana]:
Your eyes have trouble within
You cannot endure anymore
A fierce pressure crushing your self-control

[Peter Light]:
(Control)
[Diana]: 
       
And your eyes have trouble within
I cannot withstand
The sheer mirror of your tormented soul
(The sheer mirror of my tormented soul)

[Peter Light]:
       
(The sheer mirror of my tormented soul)
[Peter Light]:
Half of my heart is yours
My little world is half yours
Ceaselessly active, full of passion
Although I’m torn by an inner friction

Half of my heart is yours
My little world is half yours
Chasing forever your perfection
Stuck in a constant contradiction
You…

Partial

[Quercia della Saggezza]: 
       
Thou art captured
By thy passion
No control
For thy soule

[Peter Light]:
Still enraptured in distraction
By my passion
The most beautiful attraction
For my soul
[Quercia della Saggezza]:
Thou endure
Heore perfection
Sightless wilt all

[Peter Light]:
 
Still incapable of catching
Your perfection
Cause “enough” is not enticing
I just want it all

Perfection

[Diana]:      
Promised land
Perfection
[Peter Light]:
       
Time crystallizes in silence
We’re floating on infinite clouds

[Diana]:
Touch my hand
Protection

[Peter Light]:
Carved in the stars our essence
Which heaven so softly enshrouds

[Diana]:
 
Equilibrium
One gist out of two souls


[Peter Light & Diana]:
       
The notes on a dream
A pure trice to portray
The best melody
You’re the light of my day

There’s yearning and pride
That we must get rid of
Then two souls collide
And we finally focus on love

Daylight (strumentale)

frozen.sandband@gmail.com